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Attualità

"Sogno di una notte di mezza estate..." conversazioni (virtuali) con il prof. Brunetta

Scritto da Alberto Quintiliani (Redazione), martedì 15 maggio 2012 13:55:28

Ultimo aggiornamento giovedì 17 maggio 2012 08:16:15

"Informiano i gentili lettori de Il Vescovado che le risposte alle domande non sono in alcun modo riconducibili al prof. Brunetta, ma solo ipotizzate dall'autore, sulla base della sua conoscenza del pensiero economico e politico del professore. Buona lettura. (ndr)"

di Alberto Quintiliani*- Una caratteristica che mi accomuna al Prof. Brunetta è l'innamoramento per la nostra splendida costiera amalfitana, che lui vede più in alto, dall'Olimpo di Ravello, io più in basso da Maiori.
Durante l'estate, in sella alla mia vespa, oriento molto spesso la bussola su Ravello, sia per godere la pace, la tranquillità, i dipinti della natura e l'armonia che si percepisce, anche fisicamente, in quell'angolo di paradiso e sia per la speranza di centrare un mio ambizioso obiettivo: incontrare appunto il Prof. Brunetta e con lui intrattenere una conversazione (o, più propriamente, ascoltare una Sua lezione), da pubblicare poi sul giornale "Il Vescovado di Ravello" e sul "magazine" del MPS, Banca della quale sono stato un dirigente centrale.
L'estate di due anni fa ero quasi riuscito nell'intento, in quanto ho avuto la fortuna di notare il Professore in un bar all'aperto della piazzetta di Ravello, ma, "discretamente" circondato dalla sua scorta, non ho avuto la possibilità - né il coraggio - di avvicinarmi per avanzare la richiesta.
Per non correre il rischio (concreto) di essere "licenziato" per scarso rendimento, sia dal "Vescovado" e sia dal "Magazine del MPS", ed entrare quindi, mio malgrado, nella poco invidiabile categoria dei "fannulloni" (da sempre, giustamente, nel mirino del Prof.Brunetta ) provo intanto ad immaginare una conversazione, assolutamente virtuale, con la speranza di tradurre presto il mio "...sogno di una notte di mezza estate..." - corrispondente al periodo nel quale il Professore verrà appunto in vacanza a Ravello - in realtà concreta.
Non me ne voglia il Professore se le risposte che, in sua vece, do io stesso alle mie domande, (praticamente me le canto e me le suono!) non dovessero corrispondere interamente, o non corrispondano affatto, al suo pensiero, come invece potrà senz'altro meglio e direttamente esplicitare nella conversazione reale che spero di riuscire ad ottenere, dopo questo "scoop virtuale".
Ma adesso entriamo in clima. Tutto è pronto: luci naturali accese sulla piazzetta di Ravello, scenografia scarna - che data la crisi economica in corso consiste in due semplici poltroncine in vimini, due caffè e due bicchieri d'acqua sul tavolino - il Professore in splendida forma, come sempre, ha inizio la conversazione-lezione-intervista:

d) Prof. Brunetta, La ringrazio innanzi tutto per la Sua squisita disponibilità a colloquiare con noi. Premetto che le domande che Le rivolgerò, dato il particolare momento difficile in cui versa il nostro Paese, ed il Suo "status" di politico-economista, saranno posizionate su temi economici, che rispecchiano altrettante necessità informative e di spiegazioni semplici, che provengono da larga parte della popolazione sugli attuali complessi temi economici, trattati quasi sempre in maniera "criptica" dai mezzi di informazione.
Del resto per una moltitudine di persone i termini economici attualmente in voga: "Spread", "Default", "PIL", "Bund", "Spending Review" hanno lo stesso significato degli ingredienti di un film tipo "Guerre Stellari" o "Avatar".
La prima "salva" di domande è quindi naturalmente posizionata sulla attuale crisi economica che attraversa il nostro ed altri Paesi europei: perché è esplosa così improvvisamente? quale è il suo livello di gravità? le conseguenze sulla "vita di tutti i giorni"? i rischi che corrono "i risparmi di una vita"? il possibile fallimento e le terapie possibili da attuare per venirne fuori? Poi una mia annotazione personale: la situazione economica italiana attuale, che si è andata consolidando nel tempo, mi riporta alla mente un commento del premio Nobel, Suo collega, l'economista Prof. Modigliani che, parlando dell'Italia, usava negli anni 70, questa definizione: "l'Italia è un Paese che produce come la Russia e consuma come l'America". Ritiene fondata questa affermazione, considerando dove siamo arrivati?
r) E' stato una mitragliatrice: riprenda fiato, che risponderò a tutto. Dal momento che queste domande contengono molti aspetti importanti da trattare, la risposta deve essere necessariamente articolata, anche se cercherò di essere il più semplice e comprensibile possibile.
Cominciamo a disegnare lo scenario con una metafora: la "lava della crisi" covava minacciosa già da molto tempo sotto la crosta del vulcano, mandava continui sinistri brontolii, fumate di avvertimento e poteva in qualsiasi momento trovare il varco giusto per uscire e ed esplodere con fragore, come è infatti avvenuto.
Le avvisaglie si erano purtroppo già viste nel 2008 con la crisi dei mutui "sub-prime" negli USA. Il contagio non ha tardato poi ad "infettare" a cascata larga parte dell'Europa, con il ruolo di apripista della Grecia e poi a seguire tutti i cosiddetti paesi PIGS (Portogallo-Irlanda-Grecia-Spagna, e, anche se non compresa nell'acronimo, l'Italia).
Quale il motivo di questa esplosione vulcanica? Occorre considerare innanzi tutto che larga parte delle maggiori economie mondiali - con in "primis" quelle "mature", come sono le "soporifere europee", che hanno un "passo economico" lento e faticoso da ippopotamo, rispetto a quello veloce da gazzella delle economie emergenti ( i cd. Paesi B.R.I.C.S -Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) - sono strettamente dipendenti dalla finanza internazionale, che contribuisce a "foraggiarle" con l'acquisto dei loro titoli del debito pubblico: intervento necessario anche per l'Italia per coprire il "gap" uscite/entrate, effetto - come giustamente sosteneva il Prof. Modigliani - di un'abitudine consolidata nel tempo di vivere al di sopra dei propri mezzi.
La "Finanza" si comporta come una sorta di Banca che quando concede affidamenti ai clienti valuta le garanzie offerte e le capacità di rimborso. E' del tutto evidente che quando un Paese è largamente indebitato con i suoi titoli di stato ed, economicamente parlando, "balla lo slow", produce poco (se non nullo) reddito (il cd. PIL ), vengono conseguentemente lesinati i finanziamenti, attraverso l'acquisto dei titoli pubblici, ed a tassi sempre più elevati, per compensare il rischio di insolvenza (default).
In Europa l'andamento, lo stato di salute, le prospettive future ed il rischio di un Paese si misurano ormai "plasticamente" attraverso l'analisi dei differenziali di tasso (spread) tra i Titoli di Stato emessi (in Italia il BTP decennale) e quelli della Germania, considerato un Paese sicuro: in pratica è come fare un confronto tra "poveri e ricchi". Il livello di gravità della crisi è direttamente proporzionale agli argini che noi Italia e l'Europa tutta sarà in grado di frapporre all'avanzata della lava.
Certo anche l'Italia deve fare la sua parte in termini di sacrifici per uscire dalle difficoltà, anche se la nostra situazione (al di la delle definizioni catastrofiche) non era, e non è, certamente a livello di "codice rosso", come per altri nostri partners europei: la nostra caratteristica di formiche nel risparmio, bilancia e ridimensiona ampiamente i guasti provocati dalla "cicala" spendacciona che è il nostro Stato!.
Del resto anche il Governo Berlusconi - di cui ho avuto l'onore e l'onere di farne parte, precedente a questo Governo "cosiddetto tecnico", aveva "fiutato" per tempo - al di la delle "vuote chiacchiere" e degli altrettanti "vuoti dibattiti gionalistici" - che il vento gelido della speculazione stava cambiando direzione, per investire un bersaglio "fragile", l'Europa: prova ne sia la nostra determinazione nel tenere i "conti a posto" e ridisegnare - pur tra mille difficoltà e mine via via disseminate sul percorso - l'organizzazione, recuperare efficienza operativa (immane compito del sottoscritto) e razionalizzare i costi dello Stato, con un "occhio particolare" alla salute delle aziende, che, da economista, considero il volano insostituibile per la progressione del PIL.
Abbiamo fatto ne più ne meno di quello che, usando l'esempio precedente, le Banche chiedono ai loro clienti di realizzare per concedere gli affidamenti e analogamente a quello che la "Finanza" chiede ai Paesi come condizione per sottoscrivere i loro titoli del debito pubblico.
Riguardo infine alle terapie da utilizzare per uscire dalla crisi occorre assolutamente, su un piano generale, che l'Europa si ricompatti rapidamente, non lasci il "bastone del comando" in mano soltanto ad una Nazione, ma operi in maniera collegiale, coordinata e condivisa sui grandi temi e, soprattutto, non imponga autoritariamente immediati, terribili ed a volte letali sacrifici alle malcapitate popolazioni dei Paesi in difficoltà (molto spesso considerati una sorta di sudditi e non membri della stessa famiglia europea!), per tenere aperto il "rubinetto dell'ossigeno", ossia i fondi finanziari necessari per la sopravvivenza. I tragici avvenimenti di questi ultimi tempi in Italia - e parlo naturalmente dei molti suicidi che si sono purtroppo verificati in conseguenza "dell'apnea economico-finanziaria" in atto - rappresentano la "cartina di tornasole" di quanto sto affermando.

d) Prof. Brunetta ha delineato in breve un chiaro e comprensibile scenario, tuttavia a tinte abbastanza fosche, dell'attuale situazione. Da parte nostra (e parlo a nome dei cittadini) che viviamo sulla nostra pelle i sacrifici che ci vengono, e verranno ancora, imposti, vorremmo certamente vedere la luce in fondo al tunnel, ma non vorremmo altresì che la "cura da cavallo" che ci viene somministrata si riveli di gran lunga peggiore del male da curare e che l'incessante "bombardamento" di tasse e balzelli vari in corso, non ci facciano fare la fine del "ciuco di Melesecche" - di cui al racconto di Renato Fucini - che morì proprio dopo che si era abituato a stare...... senza mangiare. Un mio amico medico (proprio di Maiori) sostiene che " è molto meglio vivere da ammalati, che morire da... sani!". Che ne pensa Professore?
r) Penso che va rivista decisamente l'organizzazione europea, che non può consistere in via prioritaria soltanto nell'adozione, come "collante", del pur importantissimo euro, che tiene insieme 27 Stati sovrani, anche profondamente diversi tra loro. Va inoltre completamente rivisitata e modificata la sua "governance", come è necessità imperativa l'emissione degli "eurobond" e rivisto il ruolo della Banca Centrale Europea (BCE), che deve sempre più assumere il ruolo di "parafulmine" per fronteggiare con efficacia le continue turbolenze finanziarie.
Basta con gli interessi di parte, i veti immotivati, i distinguo, le arroganze, i diktat dei più forti (e non a caso ho utilizzato questo termine tedesco!): solo uniti e coesi (non formalmente) si affrontano, si combattono e si superano le difficoltà. Per il nostro Paese occorre inoltre riprendere rapidamente il cammino interrotto della "lubrificazione" della filiera organizzativa per rendere efficiente lo Stato, combattere gli sprechi, la burocrazia, la spesa improduttiva, per liberare risorse destinate allo sviluppo, e combattere infine - non certo per ordine di importanza - la piaga dell'evasione fiscale.

d) Prof.Brunetta, Lei è un noto economista, professore universitario ed un importante politico che ha ricoperto anche "scomodi" incarichi di governo, come quello di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, settore nel quale ha assunto numerose positive iniziative; cito fra tutte quella relativa ai "fannulloni", categoria di persone che può senz'altro essere assimilata agli evasori fiscali, con i quali hanno appunto in comune "il furto". Appartenendo anche Lei al mondo accademico - per Lei anche con il "plus" costituito dalla Sua importante esperienza politica - come giudica l'operato dei Suoi colleghi - definiti tecnici - che sono attualmente al Governo della Nazione? Saranno in grado di risolvere i problemi dell'Italia, che è poi la domanda "più gettonata" che proviene impetuosa dal basso?
r) I miei colleghi che attualmente gestiscono le "sorti dell'Italia" più che puri tecnici, li definirei senz'altro "tecnico-politici" in quanto nei loro atti di governo, come pure nelle interviste rilasciate, si dimostrano appunto in molti casi, oltre che tecnici, anche consumati politici. Questo governo - continuiamo pure a chiamarlo tecnico per semplicità - dispone di un grosso vantaggio competitivo, rispetto a tutti gli altri governi politici che si sono nel tempo succeduti: godono praticamente dell'assenza di una reale opposizione - opposizione che con i governi politici è in molti casi prevenuta e non costruttiva per puri fini elettorali e che, con i suoi "lacci e laccioli", frena, blocca, impedisce o comunque ritarda l'implementazione di importanti provvedimenti . Questa positiva particolarità gestionale può consentire (noti che ho affermato ".. può.." e non ".. ha consentito..") l'assunzione di decisioni rapide, ed anche impopolari, ma giuste, per togliere finalmente la miriade di "ragnatele" che avvolgono ancora parecchi apparati dello Stato.
Il periodo trascorso dal loro insediamento non è stato invece purtroppo caratterizzato da positive e palpabili iniziative "dirompenti". Finora - come ha riferito Lei all'inizio della nostra conversazione, a proposito dei timori della popolazione, delle tasse ecc. - il governo si è distinto maggiormente proprio sul versante della già elevata pressione fiscale, fra l'altro reintroducendo la tassa più iniqua e più odiata in assoluto: l'IMU sulla prima casa.
Altre iniziative introdotte sono sempre state orientate sull'obiettivo dell'ottenimento di un maggior gettito tributario, che apparentemente rappresenta una sorta di facile strada in discesa. La più impegnativa e produttiva strada in salita, che sarebbe necessario percorrere, data la notevole forza numerica della maggioranza, dovrebbe essere invece orientata sul versante delle uscite, cioè sui tagli alla elevatissima spesa pubblica e sui provvedimenti per il rilancio dell'economia.
Non usciremo certo rapidamente dalla crisi togliendo risorse al sistema produttivo, aumentando la tassazione e mettendo i "gendarmi" ai controlli, mentre, al contrario, il sistema ha necessità di risorse che devono essere immesse nelle "tasche" delle imprese - per facilitare gli investimenti - dei cittadini e comunque nel circuito produttivo. Sul primo aspetto occorre velocizzare il sistema dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici o, perlomeno, consentire una loro compensazione con eventuali altrettanti debiti tributari. Per le famiglie poi - di cui un'aliquota importante si sta progressivamente collocando nella fascia di indigenza - occorre non rendere la vita ancora più difficile colpendo il loro bene più prezioso, l'abitazione, e riducendo, in molti casi, le già scarse entrate, penalizzando i consumi, circostanza questa che, effettivamente, potrebbe aprire uno scenario da "ciuco di Melesecche"..

Professor Brunetta siamo purtroppo arrivati alla fine della nostra, più che conversazione, interessante lezione: dati i complessi temi trattati sono state poche le domande/risposte, ma dense di contenuti, che hanno abbracciato una moltitudine di argomenti. La ringrazio sentitamente per la Sua cortese disponibilità ad incontrarci e delle spiegazioni esaurienti e comprensibili con cui ha fatto capire le complesse problematiche connesse alla crisi in atto. Naturalmente spero vivamente che questa conversazione rappresenti soltanto una sorta di antipasto, in quanto avrei ancora numerose domande da rivolgerLe, che toccano altrettanti interessanti e variegati argomenti e che non Le posso rivolgere adesso, sia per non abusare della Sua pazienza, sia per problemi di spazio del giornale e sia infine per tenere alta la "suspense" dei nostri lettori, in attesa della nuova puntata estiva.
Di nuovo tanti ringraziamenti, con i nostri migliori auguri per la sua vita familiare, accademica e politica.


*Dirigente Centrale Monte dei Paschi di Siena attualmente in pensione

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