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Attualità

E divorzio breve sia!

Scritto da Maria Teresa de Scianni (Redazione), venerdì 24 aprile 2015 08:47:45

Ultimo aggiornamento venerdì 24 aprile 2015 19:06:24

di Maria Teresa de Scianni*

Lo scorso 22 Aprile è passata in via definitiva alla Camera la riforma tanto attesa sul cosiddetto "divorzio breve".

In pratica da oggi, anche per le separazioni ancora in corso come per quelle definite già con omologa (se consensuali) o con sentenza (se giudiziali) sarà possibile chiedere il divorzio qualora siano decorsi 6 mesi dalla comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale, per le separazioni consensuali, oppure decorso un anno dalla stessa udienza, per le separazioni giudiziali, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

Questa è di certo una conquista di libertà e di civiltà che tuttavia non è stata agevolata, nel tempo, da chi ha sempre considerato la famiglia come un'istituzione "sacra e inviolabile" e, come tale, inscindibile.

In realtà anche per noi cattolici - non faccio mistero del mio credo - non era di poco conto il fatto che, in tutte le vicende familiari in cui per necessità, disperazione, o anche semplicemente perché non c'erano più i presupposti di rispetto e di condivisione reciproca, si addiveniva ad una scelta separativa, bisognava fare i conti, poi, con i tempi lunghi della giustizia.

Da Avvocato di famiglia che da oltre 25 anni svolge questa nobile professione quasi esclusivamente occupandosi di Diritto di Famiglia e Minorile, posso dire senza tema di smentita che pochissime volte, sui numerosi casi trattati, le coppie separate ci hanno poi "ripensato" ed hanno ripreso la loro relazione coniugale in una ritrovata o rinnovata serenità e condivisione di vita.

Quasi il 90% delle separazioni che mi sono trovata a tutelare e rappresentare sono rimaste tali e molte di loro, poi, hanno fatto accesso al divorzio.

Sì perché forse non tutti sanno che si può rimanere "separati a vita"... senza mai sciogliere definitivamente il legame coniugale continuando, di fatto, ad essere "coniugi" benché autorizzati a vivere separatamente, con distinti redditi e vite sentimentali, ma uniti "per sempre" rispetto ai figli e ai loro diritti al mantenimento e alla frequentazione di entrambi i genitori, finché previsto dalla legge.

Sulla scorta di tale preliminare considerazione e dato di fatto, mi sento di poter dire che i tre anni, necessari per addivenire alla possibile richiesta di divorzio, non hanno mai convinto nessuno, o quasi, a ripensarci e a ritornare sui propri passi; piuttosto sono stati fonte di discussione o di ripensamento circa i contributi riconosciuti e la disciplina dei reciproci diritti e doveri tra i coniugi stessi e tra questi ed i figli.

In sostanza non sempre il tempo è passato indolore, e soprattutto senza lasciar traccia di sè; molto spesso è servito solo a raggiungere un equilibrio "nella separazione" più che a far riflettere sulla opportunità di ripensare ad una nuova vita di coppia insieme.

Dunque, se stanno così le cose, allora ben venga il divorzio breve! Sei mesi (se consensuale) o un anno (se giudiziale) sono sufficienti per trovare una migliore definizione dei rispettivi rapporti familiari, sulla scorta delle nuove previsioni che sono state scelte dai coniugi nell'accordo o suggerite dal Presidente con i suoi provvedimenti.

Non dimentichiamo che i termini di cui alla nuova legge sono soltanto quelli "minimi" previsti, il che vuol dire che le coppie "possono" chiedere il divorzio dopo 6 mesi o un anno, "non devono", per cui, se ne avessero bisogno, nulla toglie o vieta loro di prendersi più tempo per riflettere e sistemare al meglio i nuovi rapporti familiari e patrimoniali.

"L'Italia era rimasta tra gli ultimi Paesi che ancora prevedeva un lungo periodo di tempo tra la domanda di separazione e quella di divorzio il che comportava, troppo spesso, la triste quando miserrima prassi del "turismo da divorzio" che consentiva alle coppie, prendendo la residenza temporanea per esempio in Olanda, Belgio, Stati Uniti, Gran Bretagna o Germania, di ottenere il divorzio in pochi mesi. In Romania, Spagna e Bulgaria oggi sono sufficienti meno di 48 ore per ottenere una sentenza di divorzio pienamente riconosciuta anche in Italia sulla base del regolamento europeo sulle cause matrimoniali n. 2201/2003. In Finlandia, in Svezia e in Austria non è prevista una causa di separazione prima di quella di divorzio, mentre in Francia, Germania e Spagna la separazione non costituisce condizione essenziale per chiedere il divorzio, per cui è sufficiente la separazione di fatto per un determinato periodo di tempo. In Svezia la richiesta di divorzio è automaticamente e immediatamente accettata se a presentarla sono entrambi i co­niugi, mentre se uno dei due coniugi si oppone possono essere necessari alcuni mesi. In Spagna, con l'introduzione nel 2005 del «divorzio espresso», esiste la possibilità di divorziare unilateralmente e in modo immediato." (GF Dosi, su Lessico di Diritto di Famiglia)

A ben vedere eravamo rimasti forse gli unici a prevedere ancora una "pausa di riflessione tanto lunga" tra i due momenti esaustivi della convivenza matrimoniale, e le cause andrebbero ricercate in più motivazioni, non ultimo il fatto che l'Italia ospita comunque un altro Stato, il Vaticano, che pur sempre con maggiore forza di quanto potesse fare altrove, ha sempre influenzato e fatto sentire la sua Voce e il suo monito alla tutela e salvaguardia della Famiglia.

Non che ciò sia sbagliato, sia chiaro, ma di certo non ha agevolato una riflessione scevra da influenze importanti e non sempre lucide e laiche valutazioni di diritto, se sol si considera quanto su detto, e cioè che il tempo non ha mai, o quasi mai, agevolato una riconciliazione.

Il legislatore, in realtà, già da diverso tempo ha solcato i mari della riforma del diritto di famiglia nel senso di una maggiore semplificazione delle procedure separative, e noi giuristi del settore ben lo sappiamo avendo dovuto cambiare più volte, a distanza di pochi mesi o al massimo un anno, i codici di diritto civile e di procedura civile, per essere aggiornati sulle novità di volta in volta attuate.

Da ultima è arrivata la riforma sulla "negoziazione assistita" (introdotta con l' art. 12 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132 come modificato dalla legge di conversione n. 162/2014), che affida ai soli avvocati la possibilità di raggiungere e siglare un accordo di separazione consensuale e farlo trascrivere nei registri dello Stato Civile sottoponendolo al vaglio del PM presso il Tribunale di competenza con un controllo più formale che sostanziale.

Ciò fa indubbiamente riflettere sulla volontà legislativa di deflazionare la giustizia e le aule dei tribunali oltre che rendere più fruibile e vicina all'italica gente il diritto civile e le sue, ancora fin troppo, rigide regole e formalità ai fini del riconoscimento di un diritto.

A tal proposito è appena il caso di evidenziare un'altra novità introdotta con la legge in commento (ricordiamo che non è stata ancora pubblicata in Gazzetta Ufficiale), e cioè la circostanza, non di poco conto, che il regime di comunione legale dei beni "si scioglie e si trasforma in regime di separazione legale" a partire dalla comparizione dei coniugi di fronte al Presidente del Tribunale, cioè dalla prima udienza dopo la presentazione del ricorso, sia esso giudiziale o consensuale.

Questa novità è importante in quanto come sappiamo, in caso di separazioni giudiziali, i coniugi in comunione dei beni mantenevano tale regime patrimoniale fino all'emissione della sentenza, a volte per molti anni, pur cessando tra essi la convivenza perchè autorizzati dal giudice e pur mantenendo regimi contributivi e di acquisizione del patrimonio oramai separati.

In pratica se pur separati, qualora in corso di giudizio, i coniugi che si trovavano in regime di comunione dei beni non potevano acquistare niente che non cadesse comunque in comunione, benché di fatto vivessero in abitazioni distinte e avessero vite separate.

"Secondo la nuova legge l'ordinanza presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati deve essere comunicata all'ufficiale di stato civile per l'annotazione dello scioglimento del regime le­gale (ex art. 69 del DPR 396/2000, ordinamento dello stato civile). In caso di ricongiungimento si avrà anche il ripristino tra i coniugi del regime di comunione (Cass. 18619/2003; Cass. 11418/1998) a condizione, però, per evidenti ragioni di pubblicità nei confronti dei terzi, che ne sia fatta dichiarazione all'ufficiale di stato civile che ne curerà l'annotazione a margine dell'atto di matrimonio (come prevede espressamente l'art. 69, lett. f, del DPR 396/2000)". (Dosi in Lessico di Diritto di Famiglia)

Dunque prendiamo atto di una scelta di libertà e di civiltà, come ho esordito, e facciamo, piuttosto, un'ultima riflessione.

Divorziare è finalmente diventato piuttosto semplice, forse sarà anche meno oneroso, ma ciò vorrà dire che ci si potrà arrivare con animo più "leggero" e senza scrupoli?

Ritengo proprio di no, o almeno credo che proprio a maggior ragione, vista la più facile "chiusura" di un impegno assunto "per amore", bisognerà riflettere sull'importanza di arrivare al matrimonio con maggiore consapevolezza e maturità.

Quello che sento il dovere di dire è che non è importante il momento in cui finisce e come finisce il cammino, quanto lo è, invece, il cammino stesso e la scelta di percorrerlo nel migliore dei modi.

La vita ha senso se ogni giorno ha un valore e lascia un segno e la consapevolezza di non averlo vissuto invano. Mai come in questo momento di crisi dei valori e di "insostenibile leggerezza" dei rapporti umani, è indispensabile una presa di coscienza e una valutazione matura e ponderata degli effetti delle proprie scelte perché, appunto, chiudere sarà pur facile, ma le conseguenze non sempre sono "tamquam non esset"... inesistenti... , quasi sempre, infatti, ci sono figli e famiglie che di quelle scelte ne subiranno le conseguenze e ne pagheranno lo scotto per tutta la loro vita.

Dunque ora, più che prima, bisognerà riflettere sul senso di un percorso che sarà pur facile chiudere sul nascere ma che di certo darà più soddisfazione e forza interiore se sarà stato vissuto con impegno, determinazione e amore, non perché obbligati dallo Stato, non perché condizionati da un credo, ma perché convinti per amore di aver fatto la scelta migliore!

*Avvocato Familiarista Matrimonialista, Presidente dell'Osservatorio nazionale sul Diritto di Famiglia - Avvocati di Famiglia - sezione di Salerno

mariateresadescianni@libero.it

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