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Attualità

A sei anni esatti dal disastro di Atrani

Disastri ambientali, un’annosa questione

Scritto da (Redazione), venerdì 9 settembre 2016 11:39:01

Ultimo aggiornamento venerdì 9 settembre 2016 11:43:34

di Alberto White*

Ad ogni evento tragico come quello accaduto esattamente sei anni fa ad Atrani, puntualmente i giornali e le televisioni chiamano in causa la politica e denunciano lo stato di degrado di buona parte del nostro territorio, dovuto principalmente all'incuria, all'abusivismo, ai fenomeni speculativi.

Vengono interpellati esperti, associazioni ambientaliste; i cronisti intervistano i poveri cittadini malcapitati.

Le immagini e le testimonianze sono agghiaccianti e provocano giustamente sentimenti di pietà e al tempo stesso di indignazione per il perpetuarsi di uno stato di cose inammissibile in un paese civile, dove non si riesce mai ad individuare le responsabilità. Passa qualche giorno e quanto accaduto non fa più notizia, ma quel che è più grave e sconcertante è l'assoluta mancanza di provvedimenti strutturali, oltre beninteso, gli aiuti e gli interventi di emergenza e le gare di solidarietà, di cui possiamo a ragione menare vanto.

Ritengo necessario un serio e approfondito esame del problema ambientale nel nostro paese, che richiede un approccio diverso, superando una visione settoriale incapace di cogliere la complessità dei fenomeni reali e di analizzare la gravità della situazione mettendo in correlazione i diversi fattori non limitandosi a registrare gli effetti devastanti -tra l'altro ben noti ai più- ma cercando di risalire alle cause effettive.

Se si prende in considerazione, ad esempio, il fenomeno delle ricorrenti frane, ci accorgiamo che esse si verificano sia in aree investite da un forte sviluppo economico, sia in territori collinari e montani in stato di abbandono per l'esodo degli abitanti.

Allora si deve convenire che esiste una diversità di cause per spiegare il fenomeno franoso. Infatti se l'abusivismo e la mancanza di regole possono essere sicuramente ritenute responsabili delle frane nel primo caso, nel secondo le ragioni vanno ricercate nella assenza della assidua opera di manutenzione di questi territori un tempo assicurata dalle attività agricole e pastorizie e dalle altre attività artigianali svolte dagli addetti, stanziati nelle case rurali, e o abitanti nei centri storici minori: costituenti nell'insieme il vero e proprio presidio del territorio.

Un altro tema che presenta notevoli aspetti controversi e richiede il superamento di analisi parziali è il turismo: indubbio fattore di sviluppo economico, ma al tempo stesso, causa di eccessivo consumo del territorio, e spesso addirittura distruttore di quelle risorse naturali, paesistiche, storico- architettoniche, che sono alla base di questa importante attività per il nostro paese.

Il caso della Costiera Amalfitana e dell'isola di Capri, luoghi di eccellenza turistica, a me più noti per frequentazione ,nascita e per ragioni professionali nel campo urbanistico-architettonico e del restauro, è emblematico: la maggiore redditività delle attività connesse al turismo ha causato un consistente abbandono dei terreni coltivati non pìù redditizi, e delle zone con la caratteristica "macchia mediterranea, oggi non più soggette a manutenzione; da qui l'origine dei continui smottamenti, dei crolli dei muri a secco in pietra calcarea, cui naturalmente si aggiungono i danni causati dalle costruzioni abusive, dal mancato e diffuso rispetto delle regole e, purtroppo in diversi casi, dalle scelte errate delle norme e delle previsioni e prescrizioni urbanistiche. I rimedi adottati consistono in opere provvisionali, muri di consolidamento in cemento armato e non, chiodature di reti metalliche dei costoni rocciosi, che mettono in sicurezza le zone danneggiate, ma non affrontano il problema alla radice.

Sono stati elaborati precisi calcoli degli ingenti costi pagati per tutti questi interventi "riparatori del giorno dopo", invocando una opera assidua e costante di prevenzione e manutenzione, sicuramente meno costosa, e quel che più conta in grado di evitare danni in alcuni casi irreparabili al paesaggio e tragedie umane, creando inoltre occasioni di lavoro con interventi utili alla collettività, capaci di tutelare l'ambiente, la qualità della vita ed un migliore tenore economico.

Quali sono i motivi che impediscono l'attuazione di questo intento? A mio parere sono molteplici e per individuarli occorre appunto quell'approccio diverso citato precedentemente che richiede una revisione della legislazione paesistica ed urbanistica con la semplificazione delle procedure, l'eliminazione della sovrapposizione di poteri e competenze in materia attribuiti ad enti diversi spesso in conflitto e causa di inutili e dannose lungaggini burocratiche, il potenziamento degli apparati tecnico-amministrativi dei comuni soprattutto minori per l'opera di prevenzione e controllo dei territori, l'attribuzione di ingenti risorse economiche per interventi pianificati di ingegneria naturalistica, e di uomini e mezzi per il monitoraggio e le opere di manutenzione ordinaria dei territori non urbanizzati di competenza intercomunale o sovracomunale.

Se è vero che, come scrisse William Morris, i processi di trasformazione dell'ambiente fisico coinvolgono «le responsabilità di tutti gli uomini direttamente o indirettamente implicati», credo che agli architetti spetti il compito di sollecitare il dibattito su questo drammatico problema, contribuendo con proposte operative, ascoltando e confrontandosi con i cittadini e le loro esigenze, chiamando la politica al suo precipuo dovere di fare delle scelte traducendole in atti legislativi ed in azioni concrete in grado di invertire l'attuale andazzo ed avviare un circolo virtuoso caratterizzato da uno sviluppo regolato da una programmazione, i cui indirizzi finalmente siano in grado di coniugare due termini solo apparentemente in contrasto: conservazione e trasformazione. Mi scuso per questo, che io stesso rileggendolo, non esito a definirlo uno "sfogo" e, per giunta, lungo, ma vorrei pregarvi di accoglierlo come un appello a promuovere , un "forum" o altre iniziative su questi temi. Certo della vostra paziente e cortese attenzione, ringrazio e porgo distinti saluti.

white.alberto@gmail

*architetto, docente universitario

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