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Attualità

Che Pasqua sarebbe senza la pastiera?

Scritto da Iolanda Mansi (Redazione), mercoledì 20 aprile 2011 09:04:22

Ultimo aggiornamento mercoledì 20 aprile 2011 17:49:40

di Iolanda Mansi - Croce e delizia di ogni festività pasquale che si rispetti è la Pastiera. "Croce" delle casalinghe e aspiranti cuoche che, dall'alto dei loro banconi da cucina, danno vita alla più classica delle querelle: "Chi la fa meglio?" e "Delizia" per chi può mangiarne a volontà senza troppi sensi di colpa a causa della bilancia, da nascondere in garage in questi giorni di festa.
A voi, ci chiediamo, come piace?

A casa mia, la questione da inizio ad una annosa disputa, poiché accanto ai sostenitori di quella classica in grano, c'è chi si schiera a favore della variante in riso, meno diffusa ma comunque deliziosa.

Non semplice pietanza ma rito da assaporare tutti insieme, la pastiera ha un'origine antichissima.

In forma rudimentale, la si associa alle feste pagane, celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Un'altra ipotesi, al contrario, la collega alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, derivate dall'offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.

La vera "pastiera", quella che presto sarà sulle nostre tavole ad allietarci il pranzo, invece, pare abbia avuto origine in un monastero napoletano.
Secondo la tradizione, una suora, nell'intento di preparare un dolce che celebrasse la Resurrezione, decise di mescolare il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale, con la bianca ricotta, una manciata di grano e le uova, simbolo di nuova vita. Il tutto mescolato con l'acqua di mille fiori, il cedro e le aromatiche spezie venute dall'Asia.

La stessa Sirena Partenope è strettamente legata all'origine di questo mito culinario.

Si racconta che gli abitanti del golfo, per ringraziarla del suo canto melodioso, con cui allietava le loro giornate, decisero di offrirle in dono tutto ciò che di più caro possedevano. Sette fanciulle, le più belle, furono incaricate di recarle: la farina (forza e ricchezza della campagna), la ricotta (omaggio di pastori e pecorelle), le uova (simbolo della vita), il grano tenero (bollito nel latte a prova dei due regni della natura), l'acqua di fiori d'arancio (a testimonianza dei profumi della terra che volevano rendere omaggio), le spezie (in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo) ed infine lo zucchero (ad esprimere la dolcezza profusa dal suo canto).

Partenope, a sua volta, depose le offerte ai piedi degli Dei che, inebriati dalla moltitudine di profumi ed aromi, decisero di mescolare tra loro i vari ingredienti per creare un dolce che potesse eguagliare la beltà del canto della sirena stessa: nacque, così, la Pastiera.

Oggetto di scambio e di reciprocità tra le famiglie, la sua realizzazione prevede milioni di varianti. Con e senza canditi, grano o riso, la variante in pasta (sì, io ne ho sentito parlare), ecc.

La regola aurea per la realizzazione della pastiera doc, in realtà, non esiste. Se chiedete in giro naturalmente però, ognuno dirà che la sua è la migliore. Per sostenere la tesi, si può mettere in gioco di tutto: dalla ricetta tramandata di generazione in generazione, al mistero dell'ingrediente segreto, fino ad arrivate alla scoperta della tecnica di cottura particolare, ovviamente non rivelabile.Secondo la cultura napoletana, il dolce va preparato a cavallo tra il Giovedì e il Venerdì Santo, quando tutte le case dei vari rioni si ammantano di odore caldo, dolce e fruttato che nasce dall'acqua di fior d'arancio e dagli ingredienti sapientemente mescolati tra loro.

Da noi, la tradizione resta la stessa, con l'aggravante che essendo il paese piccolo e la gente dedita al mormorio, in questi periodi si viene a creare una sorta di classifica silenziosa, che sottovoce e di nascosto, diffonde tra il bar e la piazza, la lista di chi la fa meglio e perché. Inutile fare i nomi. Potrei recare dispiacere a qualcuno e non ricevere la mia porzione di "torta".

Ergo, lascio a voi la scelta. Fateci sapere le vostre preferenze.
Tantissimi Auguri.

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