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Attualità

Benvenuti a Prato (Provincia di Shangai)

Scritto da Alberto Quintiliani (Redazione), venerdì 9 marzo 2012 11:27:14

Ultimo aggiornamento domenica 11 marzo 2012 09:55:21

di Alberto Quintiliani* - Questa scritta apparsa recentemente su un ponte di collegamento viario nel territorio di Prato, ripresa ed amplificata dalla stampa locale, si può interpretare con due differenti chiavi di lettura: insofferenza nei confronti della massiccia presenza della comunità cinese nella zona, o per mettere sotto i riflettori una caratteristica che fa di Prato la prima città d'Italia per la presenza numerica dei "figli del Sol Levante," che, per incidenza percentuale sul totale della popolazione residente, batte di gran lunga la mitica "Chinatown" di New York. Per rispondere a questo quesito, cercare di conoscere meglio questi (ormai a tutti gli effetti) nostri concittadini e "fotografare" più in generale il " Pianeta Cina" a Prato, ne parliamo con la Signora Zhao Ying, che vive ormai da anni a Prato, ove si è integrata molto bene. Conosce gli usi, costumi, tradizioni ed aspirazioni dei suoi conterranei, oltre che, ovviamente, per essere cinese, anche per il fatto di essere socia con un pratese - il mio amico Riccardo Ravanelli - in uno studio immobiliare, che tratta prevalentemente con cinesi.

"Ni Hao Zhao Ying" , faccio sfoggio di cultura cinese traducendo in italiano: "Ciao Zhao Ying" (sono stato recentemente due volte in Cina per attività professionale e qualche parola l'ho imparata!), comincio con una raffica di domande - non potendotele fare singolarmente per ragioni di spazio concessomi - alle quali ti prego di rispondermi con sincerità: cosa ne pensi della scritta sul ponte? Si tratta di una goliardata o sottintende qualcos'altro, anche alla luce dei recenti avvenimenti di Milano? Come sono i rapporti cinesi-pratesi? In particolare i cinesi nati a Prato che rapporti hanno con la Città? Se ne sentono parte integrante o soltanto ospiti? E con l'Italia?

Indubbiamente la massiccia presenza di cinesi sul territorio (che stimo in oltre 35.000 unità, per una percentuale di circa il 20% della popolazione residente) qualche problema lo comporta, in quanto molto spesso entrano in contatto, ed a volte in conflitto, culture, tradizioni ed aspirazioni, differenti. Direi che in generale i rapporti interpersonali sono abbastanza buoni. Certo ogni regola comporta delle eccezioni e pertanto ci può essere qualche episodio che farebbe supporre il contrario, tipo la scritta sul ponte. I cinesi, seppure senza enfasi particolare, generalmente rispettano l'Italia, che è il paese che li ospita, e che permette loro di vivere e prosperare.

Tuttavia è da sottolineare come i cittadini cinesi, anche quelli dell'ultima generazione, che sono nati a Prato e parlano il pratese, come i pratesi doc, non si sentano affatto italiani, ma cinesi e mantengano saldi legami culturali ed affettivi con la madre patria. I giovani nati a Prato presentano inoltre la curiosa caratteristica di parlare bene il cinese, come si parla in famiglia, ma non lo sanno assolutamente scrivere, mentre parlano e scrivono correttamente in italiano.

"Xie Xie Zhao Ying" altro sfoggio di cultura cinese: Grazie Zhao Ying, adesso parto con un'altra salva di domande: girando per la nostra "Chinatown Pratese", ovvero la zona di via Pistoiese, non trovo particolari differenze con il grande comprensorio di Wen Zhuu in Cina, che ho avuto modo di visitare e da cui provengono larga parte dei cinesi immigrati a Prato. Anche qui - come la - è tutto un fervore di attività, un brulicare di formiche operose, senza considerare tutti quelli che lavorano in numerosissimi laboratori del comprensorio e nelle abitazioni private, come una famiglia mia dirimpettaia: ma quante ore al giorno lavorano i cinesi? In Cina in moltissime fabbriche ho visto all'ingresso giganteschi pannelli che contenevano le foto degli operai benemeriti. Come mai questo significativo riconoscimento
agli operai che lavorano in quelle fabbriche?

I cinesi hanno il culto del lavoro e per questo motivo non vedrete mai un cinese pulire i vetri delle auto ai semafori, o chiedere l'elemosina. Se lo facessero verrebbero guardati con disprezzo dagli altri cinesi. Finché le forze lo consentono un cinese lavora duramente: mai sotto le 10 ore al giorno, per arrivare anche a 16 e più ore. Operando a Prato, soprattutto nel tessile, il cinese sa che più pezzi di articolo produce e più guadagna. Per quanto riguarda le foto degli operai benemeriti esposte nelle fabbriche in Cina occorre considerare che l'operaio è generalmente legatissimo all'azienda in cui lavora, perché gli consente di vivere insieme alla propria famiglia. L'operaio vuole il bene dell'azienda e si attiva per farla crescere e prosperare. Come atteggiamento direi che si identifica con l'azienda, che considera come fosse di sua proprietà. Anche a questo particolare comportamento positivo degli operai si deve il successo economico che la Cina sta ottenendo nel mondo.

Un'altra bordata di domande Zhao Ying,: Cosa chiedono i cinesi alle nostre autorità per integrarsi meglio? Le famiglie cinesi che vivono a Prato quale futuro professionale auspicano per i loro figli? Hanno rapporti di amicizia con altre famiglie italiane? Si interessano della politica italiana? Quest'ultima domanda te la rivolgo perché ho appreso da un servizio televisivo nazionale che un cinese, nato a Prato è diventato (primo caso in Italia) il segretario locale di un partito politico. Al giornalista che lo intervistava ha dichiarato il suo prossimo obiettivo: andare in parlamento e diventare il primo cinese "onorevole".

Come ho detto prima i cinesi, seppur in maniera distaccata, hanno generalmente un "accettabile" rapporto con i Pratesi. Dal momento che qui pagano le tasse, qui sono nati i loro figli, qui è la loro vita, vorrebbero semplicemente essere trattati come tutti gli altri italiani, senza discriminazioni o pregiudizi. Su Prato il destino dei giovani è praticamente quello di seguire le orme dei genitori nelle varie attività imprenditoriali. Comunque non tutti seguiranno questo indirizzo in quanto ci sono molti ragazzi volenterosi, che studiano con profitto e che invece vogliono diventare professionisti nelle più svariate specializzazioni. Per quanto riguarda la politica italiana, direi che alla quasi totalità dei cinesi non interessa affatto, se non per gli aspetti che li toccano da vicino. Il cinese politico che hai rammentato, che ha l'ambizione di entrare in parlamento e che io conosco: Zhou Liude (essendo nato a Prato il nome Italiano è Luca), nella nostra comunità viene considerato una sorta di "mosca bianca".

Sul versante sociale ti posso dire che effettivamente non esistono molti rapporti di amicizia tra famiglie cinesi e pratesi, anche per effetto della lingua diversa che rappresenta un potente diaframma di separazione. Né del resto, generalmente, il cinese che lavora e vive in un ambiente tutto cinese ha tempo da dedicare all'apprendimento dell'italiano, che balbetta appena. Qualche contatto maggiore si verifica per effetto delle amicizie scolastiche, che nascono, specialmente all'asilo ed alle elementari (essenzialmente in occasione di feste di compleanno), tra i bambini italiani e cinesi. Per i bambini essere italiani, cinesi, indiani, africani, albanesi, filippini o di altra nazionalità non fa la minima differenza - ed aggiungo - che bello!

Condivido totalmente Zhao Ying. Infatti anche la mia nipotina Martina all'asilo aveva, come amichetta del cuore, una bambina cinese di nome Alessia, alla quale ha praticamente insegnato a parlare l'italiano. Ma adesso cosa mi dici della leggenda metropolitana secondo la quale i cinesi sono immortali? Nessuno ha mai visto un funerale cinese, in quanto si dice che morto un cinese c'è n'è subito un altro pronto a rimpiazzarlo.

Che i cinesi siano immortali è purtroppo soltanto una favola. Devi pensare che tutti, e dico tutti, i cinesi che vivono in Italia, quando diventano anziani vogliono tornare in Cina e morire là. Un cinese, già al raggiungimento di un'età intorno a 50 anni, si fa preparare una tomba in patria, per riposare nella sua, e dei suoi antenati, terra di origine. Invece quelli che purtroppo muoiono improvvisamente, o che non fanno in tempo a ritornare, fanno portare in Cina le loro ceneri. Nessun mistero quindi, nessun rito magico e nessun avvicendamento di persone. I funerali cinesi, rispetto a quelli italiani, sono molto semplici: a volte una macchina con esposta una foto del defunto gira nella comunità in cui vivono i parenti e conoscenti. Tutto qui. Comunque sotto questo aspetto è anche da considerare che la quasi totalità della comunità cinese di Prato è generalmente giovane.

Senti Zhao Ying, un'ultimissima domanda anche se non riguarda l'ambiente pratese: che ne pensi della legge in vigore da diversi anni in Cina che consente alle coppie la nascita di un solo figlio, pena, in caso contrario, pesanti multe, revoca di alloggio, non ammissione alle scuole, costrizione all'aborto ecc.

Sono assolutamente d'accordo con quella legge. Del resto su questo, come su altri argomenti, ci troviamo in presenza di culture differenti tra gli abitanti delle città e quelli delle campagne: in città da molti anni le nascite sono state sempre di gran lunga inferiori a quelle della campagne. Più nascite significa più bocche da sfamare e più problemi da risolvere. Quindi una sorta di contingentamento - in un grande paese di circa un miliardo e mezzo di abitanti - è necessario per evitare crescite abnormi della popolazione. La protesta e l'insofferenza nei confronti della legge viene praticamente quasi esclusivamente dalle zone rurali o più povere del paese.

Vedi su questo, ed altri cambiamenti culturali che vanno nella direzione di assimilare i nostri modelli di vita a quelli del mondo occidentale, c'è adesione in larga parte del nostro paese. Su quest'ultimo aspetto ti posso assicurare, anche se stenterai a crederlo, che la Cina in questi ultimi tempi, contrariamente al passato e a quanto si legge nei giornali, è diventata molto più attenta ai problemi dell'ecologia e dell'inquinamento.

Mentre mi accingo a ringraziare e salutare la mia Gentile interlocutrice interviene a chiusura della conversazione il mio amico Riccardo Ravanelli che, come ciliegina sulla torta, mi racconta un episodio particolare che ha vissuto nel suo ultimo viaggio di affari in Cina di una settimana fa. Dice Riccardo: "premetto che in Cina - contrariamente all'Italia - è molto facile parlare con le varie autorità locali, anche importanti, per discutere di progetti di investimento, reperimento di risorse ed argomenti correlati. La settimana scorsa avevo un appuntamento a pranzo, insieme a Zhao Ying, con il Sindaco della città ove abbiamo in corso di studio un importante progetto urbanistico.

All'ultimo momento l'incontro è stato disdetto in quanto ci è stato comunicato che il Sindaco era stato oggetto di una ispezione improvvisa da parte del Governo regionale. Chiesto per curiosità il motivo dell'ispezione mi è stato comunicato che in Cina è prassi normale la verifica della qualità ed i risultati del lavoro svolto dalle autorità locali nell'interesse degli abitanti, rispetto agli obiettivi programmati. Se per qualsiasi motivo questi obiettivi non vengono raggiunti l'interessato viene immediatamente rimosso dall'incarico".

Ringraziato Riccardo per la sua interessante testimonianza, pensando a cosa potrebbe succedere in Italia in presenza di analoghe direttive (!), e tornando a casa in scooter, ho verificato di persona come i cinesi abbiano assimilato molto bene (alcuni, anche se non certo i migliori!) nostri comportamenti "occidentali": ad un incrocio un'anziana signora in bicicletta, nonostante il semaforo rosso, ha proseguito diritto. Una giovane cinese in auto, che doveva svoltare, se l'è trovata davanti, ha frenato bruscamente per non investirla, ha aperto il finestrino e l'ha apostrofata brutalmente con ".... a str...za...... ma vaffan.....lo...."
Decisamente anche questo episodio va nella direzione dell'integrazione e della globalizzazione in atto!!!!

*dirigente Monte Paschi di Siena in pensione

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