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Da Maiori agli Emirati Arabi, la straordinaria parabola di Carlo Laiso in Four Seasons

Scritto da (Redazione), domenica 18 febbraio 2018 21:19:53

Ultimo aggiornamento lunedì 19 febbraio 2018 11:15:30

Il Vescovado prosegue nella ricerca dei figli migliori della Costa d'Amalfi distintisi nelle proprie attività lontani dalla terra natia, per raccontarne le storie di successo. Nel suo recente viaggio ad Abu Dbabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, il direttore Emiliano Amato, ospite di Franco Nuschese al Global Energy Forum promosso dall'Atlantic Council svoltosi il 12 e 13 gennaio scorsi presso il Four Seasons Hotel at Al Maryah Island, ha incontrato un conterraneo ben radicato nella realtà degli "emirates".

Carlo Laiso, 40enne originario di Maiori, è il food and beverage manager del Four Seasons Hotel di Abu Dhabi. Per chi non conoscesse le gerarchie del settore la sua è una delle figure di maggiore responsabilità dopo quelle della direzione generale. E' responsabile della pianificazione e dell'organizzazione generale del comparto ristorativo dell'hotel della celebre compagnia alberghiera di lusso canadese (tra gli investitori c'è anche Bill Gates) che ad Abu Dhabi conta 200 camere, tre ristoranti, due bar, Spa e servizi rigorosamente a cinque stelle. Svolge compiti di pianificazione del settore a partire dagli acquisti, passando per la trasformazione delle derrate alimentari e la vendita del servizio. Si occupa, inoltre, di marketing aziendale: definisce i tipi di ristorazione da adottare (servizi di prima colazione, buffet, servizio banchetti, servizio alla carte,) in relazione alle richieste del mercato turistico e in linea con gli elevati standard della compagnia.

Quella di Carlo Laiso la storia di un ragazzo che comincia a muovere i primi passi nel mondo del lavoro nel settore della ricettività, a Maiori e che, credendo nei propri mezzi, decide di emigrare allo scopo di accumulare conoscenze ed esperienze necessarie all'affermazione nel settore. L'incontro in uno dei due lounge bar al pian terreno del Four Seasons in cui Carlo, in maniera distinta e col cercapersone sempre a portata di mano, si racconta, in un'interessante intervista one-to-one.

Carlo, è stata una bella sorpresa sapere di te. Non ti conoscevo ma Franco Nuschese mi ha parlato molto bene di te anche perché il vostro è un percorso comune: avete lasciato i vostri luoghi, casa e affetti, per migliorarvi, per tentare qualcosa di migliore. Cosa ha fatto scattare in te la molla per lasciare la Costiera?

Sono andato via nel 2001 all'età di 24 anni, l'ho lasciata un po' per caso un po' per la voglia di vedere qualcosa di nuovo. Lavoravo all'hotel Pietra di Luna di Maiori e tecnicamente si stava bene. Lavoravo anche otto mesi all'anno, perché le estati erano più lunghe.

Qual era la tua mansione?

Ero impiegato alla reception, con il direttore Alfonso Imperato, con cui avevo iniziato quattro anni prima al Panorama. Con lui ho iniziato a lavorare a 17 anni, parliamo di 23 anni fa, quando la globalizzazione non era ancora iniziata, ma per lui era già cominciata. Ho fatto due anni al Panorama, il servizio militare, due anni con lui al Pietra di Luna e proprio i suggerimenti del direttore Imperato hanno inciso sulla mia scelta di andar via malgrado stavo bene in Costiera. Purtroppo parlavo poco l'inglese e andai in Inghilterra a fare una piccola esperienza di tre mesi. Rientrato, l'inglese era quello che avevo all'inizio, prima di partire. Feci un'altra stagione con lui che mi convinse dicendomi "Devi andare via, devi imparare l'inglese, puoi fare questo lavoro ma l'inglese è una necessità".

Quindi la scelta di partire, nel 2001.

Avevo 24 anni, per la seconda volta sono andato in Inghilterra, sono tornato a fare lo stesso lavoro che avevo fatto in un bar caffetteria, perché l'inglese non era dei migliori quindi non potevo pretendere di lavorare in reception. Mi offrirono di rimanere lì con uno stipendio adeguato e qui devo ringraziare la mia famiglia che mi ha incoraggiato nel proseguire questa esperienza.

 

Da semplice operatore del front desk a cameriere. Poi cosa è successo? Qual è stato il passaporto per il successo?

In Inghilterra c'era un mio parente, Mario Esposito, che lavorava per la Four Seasons a Firenze e mi disse che c'era la possibilità di entrare in questa buona compagnia, e valeva la pena provarci. E così feci il colloquio. Era il 2003: mi assunsero come cameriere al servizio in camera, facevo i turni di notte a Londra, nella proprietà business che avevano lì e ora non c'è più. Da lì è iniziata la carriera con la Four Seasons.

E poi?

Sono diventato cameriere di giorno, mi hanno promosso a coordinator, mi occupavo di ricevere le chiamate, gli ordini dei clienti, l'organizzazione del servizio in camera, la logistica prima di andare nelle camere. Poi sono stato promosso a supervisor e da lì trasferito al ristorante come assistant manager, dove ho lavorato per un anno e mezzo, fino al 2009.

Cosa è successo?

Era arrivato il momento di andare via da Londra. Ho provato ad ottenere un trasferimento attraverso la compagnia, ma non ci sono riuscito. Eravamo in piena crisi economica globale. Feci delle interviste per il Four Seasons di Singapore, perché volevo andare lì, Dubai non era nel programma, c'era un progetto in fase di sviluppo relativo all'Armani Hotel. Un mio amico mi consigliò di provarci e mi convinsi nel provare per Singapore e Dubai. L'Armani fu il più veloce ed anche il più convinto nella risposta. Era un grosso progetto, parte del Burj Khalifa, e mi assunsero come assistant manager del ristorante Fine Dining Armani. Arrivai nel dicembre 2009 a Dubai come assistente, nel maggio 2010 fui promosso come manager però del "All day dining" dell'hotel, dove si faceva colazione pranzo e cena. Ho fatto un anno e mezzo in quel ristorante per poi tornare al "Fine Dining" come manager. Poi nel 2012 ho lasciato Armani per passare con Ritz Calton dove fui assunto come food and beverage manager. Mi occupavo di più di un ristorante e della parte contabile dell'ambito beverage, non solo riferita ad un solo ristorante ma a tutti e cinque i ristoranti dell'hotel. Una grossa responsabilità. Ho fatto con loro più di tre anni ed ho lasciato nell'aprile 2016 per tornare a Four Seasons. Il direttore del Ritz Carlton, Lorenzo Maraviglia, si era spostato al Four Seasons di Dubai e mi propose di tornare da lui come assistente.

In pochi anni ti sei caricato di tante responsabilità, tanti giri per poi ritornare a casa. Una bella casualità, non credi?

Non proprio una casualità. Con lui avevo fatto anche l'Armani. Dal mio arrivo a Dubai fino al mio spostamento ad Abu Dhabi ho sempre seguito lui. L'unico momento in cui siamo stati distanti da quando ad ottobre è andato via da Ritz Carlton, ma io l'ho raggiunto nell'aprile 2016. Mi aveva già promosso come assistente.

Volevo dire che sarà stato emozionante ritornare da assistente di direzione in una compagnia in cui avevi cominciato da cameriere.

Sì, tornare in Four Seasons come assistant director è stata una grande gioia per me, in quanto rientravo in una compagnia che sentivo mia, mi sentivo in famiglia e tornavo a lavorare con Lorenzo in questa fantastica proprietà. Ho fatto da aprile 2016 fino a ottobre 2017 e poi la Four Seasons mi ha spostato qui ad Abu Dhabi. Dopo otto anni la separazione da colui che mi aveva avviato su questa strada, anche lui orgoglioso poiché mi ha preparato a diventare direttore. Per me è stata una gioia immensa, anche Lorenzo era molto orgoglioso nonostante si rammaricava della separazione.

Perché la Four Seasons ti ha voluto ad Abu Dhabi?

La compagnia me lo aveva proposto. Ci sono posizioni determinate e tu devi decidere e mostrare la tua voglia di fare carriera. Avevo anche altre situazioni ed altri hotel come in Bahrein e altre proprietà che mi corteggiavano, però quella di Abu Dhabi era per me la più facile logisticamente.

Anche perché contemporaneamente a tutto questo, che ha comportato grandi sacrifici, ti sei creato anche una famiglia.

Sì, sono sposato con mia moglie Immacolata, di Maiori, e ho un bimbo, Tommaso, nato nel 2011 a Dubai nel periodo dell'Armani.

Quindi ti sei anche stabilizzato negli Emirati Arabi, ormai questi sono i tuoi luoghi.

Si, ormai sono nove anni che vivo qui, anche se per il futuro immagino un ennesimo spostamento. Voglio andare avanti con la carriera, tra l'altro più si sale nella scala gerarchica e più devi essere disponibile a spostarti. Il presente comunque si chiama Abu Dhabi. La casualità è stata anche di incontrare Franco.

Ecco, Franco Nuschese. Guarda il mondo com'è piccolo. Alla fine non vi siete mai incontrati in Costiera ma dall'altra parte del mondo.

Ci siamo incontrati quando lavoravo al Ritz Carlton, che era il periodo in cui il progetto Cafe Milano prendeva corpo qui ad Abu Dhabi. Fu un amico comune di Maiori, Gigino Reale, a metterci in contatto. Franco venne a conoscermi al Ritz Carlton e a parlarmi del suo progetto.

Sai che Franco usa soltanto parole di elogio per te e ti reputa una persona che porta orgoglio alla Costiera Amalfitana. Cosa pensi della sua carriera?

Per ciò che ha fatto lui e quello che è riuscito a fare è senza dubbio una persona da seguire. Vederlo qui in persona nel ristorante alle public relations è sempre bello, lui ha le conoscenze giuste e uno stile con i clienti davvero unico. Piace, è davvero l'ospitalità in persona.

Poi non c'è mattina che tu non scenda giù al ristorante a prendere il caffè.

Il caffè si prende a casa, per me è il Cafe Milano, giustamente.

Una collaboratrice al bar si avvicina al nostro tavolo chiedendoci se, oltre alla tisana al bicchiere d'acqua, gradivamo altro.

Ho notato che lo staff che vi chiama per nome senza alcun problema, senza formalità, anche Franco ha questo rapporto di confidenza con i suoi collaboratori.

Sì, certo, un po' perché la Four Seasons è contraria alle formalità dei titoli lavorativi, cercano e invogliano le persone a chiamarsi per nome.

Da cosa deriva questa scelta?

La golden rule o regola d'oro qui, è trattare gli altri come tu vorresti essere trattato. È un piacere quando qualcuno ti chiama col tuo nome. Sarebbe molto più facile sentirsi essere chiamato direttore o manager: in questo modo devi ricambiare dimostrando di conoscere il nome del tuo interlocutore.

Com'è, dopo otto anni, il tuo rapporto con gli arabi, con una cultura molto differente dalla nostra?

Molto buono, loro sono persone sconosciute a chi non ha visto questa parte del mondo. Molti credono alle cose che si sentono in televisione, va distinta la penisola araba da altre parti del Medio Oriente dove ci sono brutte situazioni, guerre e crisi economiche, la penisola araba è un mondo a sé. Le persone sono molto istruite perché grazie ai loro vantaggi economici hanno studiato in Europa e in America, quindi conoscono la cultura occidentale e noi dovremmo essere più intelligenti e imparare la loro cultura. Sono amanti dell'Italia, il brand italiano tira e a loro piace molto, il cibo, i prodotti vinicoli e anche come luogo di vacanza.

Un po' il successo di Franco, lui ha giocato molto su questo, sia lì in America che qui.

Esatto, quindi il rapporto è ottimo, una volta conosciute sono anche persone molto aperte, hanno i loro pro e i loro contro come ogni paese, però non sono affatto indietro culturalmente parlando, anzi sono molto più globalizzati di quanto si pensa.

So che non posso rubarti tanto tempo perché hai grandi responsabilità, e io ti faccio l'ultima domanda se non c'è quella di riserva: cosa ti manca di Maiori?

Di Maiori e della Costiera mi mancano gli amici e la mia famiglia, mia mamma, mia sorella. Mia madre è stata qui varie volte, ma comunque mi manca molto la famiglia, i nipoti, gli amici che sono ancora in costiera anche se molti sono andati via. D'estate torno volentieri, specialmente ad agosto che è il momento in cui ritrovi un po' tutti. Poi io sono orgoglioso della Costiera Amalfitana, tutto il mondo la conosce, quando dici di essere della Costiera chiunque, compresi gli arabi, nessuno mi dice che provengo da un brutto posto anzi, tutti mi chiedono che cosa ci faccio qui, quindi ne sono super orgoglioso.

Anche da lontano penso che seguirai le vicende di casa nostra...

Certo, lo strumento che uso di più per seguire la costiera è Il Vescovado, col mio amico Massimiliano D'Uva state facendo un buon lavoro, ma seguo anche i post degli amici su Facebook.

 

Da osservatore distante, con occhi diversi, cosa vorresti per Maiori, per un suo ulteriore progresso turistico? Agli alberghi che hanno fatto la storia negli anni Settanta, da cui sono usciti i Calabrese, i Nuschese (e i Laiso), da esperto del settore cosa suggeriresti?

Innovarsi il più possibile. Il turismo fatto solo della bellezza della Costiera finirà un giorno, l'innovazione è alla base di quasi tutti i lavori, ed è quello che manca in Costiera Amalfitana. La Costa è bellissima e attira tanta gente, però purtroppo la globalizzazione e gli altri stanno andando avanti molto velocemente. La sola bellezza potrà non bastare per attirare le persone.

Siamo all'ultima domanda: sei andato via, ti sei formato, hai raccolto i frutti di tanti sacrifici e hai conosciuto il successo. Molto silenziosa la tua storia, se non l'avessi scoperta non ne sarei mai venuto a conoscenza. Se dovessi dare un suggerimento invece a chi si approccia a questo mestiere, a chi decide di fare la scelta di lasciare la Costiera per fare esperienze magari per ritornare, quale sarebbe?

A chiunque è indeciso, a chiunque vuole fare il lavoro che faccio io, suggerisco sempre di non aver paura di andar fuori anche in giovane età, perchè in Costiera si può sempre ritornare dopo aver fatto esperienza e portare un bagaglio di innovazioni che molti paesi offrono. Non si può secondo me lasciare la Costiera in età adulta perché diventa molto più difficile. Consiglio sempre al ragazzo di vent'anni che non abbia alcun legame universitario o scolastico o sentimentale; come ho detto a me manca la famiglia, ma sono sempre cosciente che in Costiera ci tornerò ma con un bagaglio pieno di esperienze e cose che ho visto e imparato.

Grazie Carlo per questa bella intervista che di sicuro sarà gradita da chi la leggerà fino alla fine. Tutti noi del Vescovado, anche interpreti dei sentimenti dei lettori e dei tuoi concittadini, ti auguriamo ogni successo personale e professionale. Ci vediamo in estate a Maiori.

Sempre che non ritorni prima tu qui.

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