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Gaetano, l'affetto di una vita

Scritto da (Redazione), sabato 14 aprile 2012 07.40.46

Ultimo aggiornamento lunedì 16 aprile 2012 08.29.49

di Secondo Amalfitano - Prima di iniziare a scrivere mi sono chiesto: di chi scriverò? Del mio amico fraterno? Del mio collaboratore fidato? Del mio sostenitore? Del padrino di mio figlio? Del vigile urbano?

Ho provato a raccogliere le idee, i pensieri, i ricordi. Dopo poco ho realizzato che bastava parlare semplicemente dell'uomo Gaetano, senza correre il rischio che un ruolo prendesse il sopravvento sugli altri. Si! La grandezza di Gaetano era questa: saper tenere distinti i ruoli, ma senza mai doverne sacrificare qualcuno a favore di un altro. Lo faceva con estrema semplicità, con il sorriso, con l'ironia sempre pronta. Non è un caso che Gaetano riuscisse a colpire soprattutto i bambini e gli anziani, stabilendo con loro immediatamente un rapporto meraviglioso e riuscendo sempre a conquistarsi la loro fiducia e amicizia.

Ricordo quando l'allora Sindaco Salvatore Sorrentino mi confidò: "ho trovato la persona giusta per fare il vigile...... Gaetano"! Per me fu una sorpresa, però immediatamente realizzai che aveva ragione. Probabilmente Gaetano non avrebbe mai vinto un concorso per vigile urbano ai giorni nostri, ma quelli erano altri tempi. Erano tempi in cui le Amministrazioni potevano "scegliere" i collaboratori con procedure che oggi definiremmo "ad personam". Non esprimo giudizi sul metodo e sul merito, mi limito a constatare che, con quel metodo, Ravello riuscì a mettere su una squadra invidiata da tutta la costiera.

Una squadra che era una vera e propria famiglia, pronta a stringersi e a dare il meglio di sè nei momenti di bisogno: il colera, il terremoto, i nubifragi. In quella famiglia Gaetano aveva un posto di primo piano. La sua abnegazione, le sue capacità, il suo modo di fare erano virtù fondamentali per poter lavorare anche dodici ore di fila, in allegria e serenità. Riusciva a sorprenderti sempre con una trovata, una battuta.

Non ho dubbi! Gaetano era l'ultimo interprete di un modo diverso di servire lo Stato.
La malattia lo aveva immobilizzato, ma nulla poteva impedirgli di seguire ancora le vicende comunali. Era ansioso di sapere novità, di capire meglio un fatto, di avere un anteprima, ma spesso mi sorprendeva perché con il battito degli occhi mi faceva capire che già sapeva quella notizia e mi indicava il computer.

Si il computer che negli ultimi due anni lo teneva collegato con il mondo, gli permetteva di dialogare, esprimere un desiderio, fare una domanda. Quanta gioia vidi sul suo volto il primo giorno che mi accolse con un: ciao Secondo, pronunciato dalla voce metallica del pc che i suoi occhi avevano azionato. Una macchina che gli serviva per tutti tranne che per la moglie: Immacolata non aveva bisogno del pc, lo guardava negli occhi e gli leggeva il pensiero; e Gaetano le diceva grazie.

Un grazie che capivo pure io, i suoi occhi si illuminavano di una luce meravigliosa per ringraziare la sua compagna, il suo angelo custode, il suo tutto. Uno spettacolo unico, bellissimo!

Le prime volte che andavo a fare visita a Gaetano nei primi tempi della sua malattia, pensavo di poter io dare a lui; dopo poco realizzai che era lui a dare me. Cosa? Una carica interiore per affrontare le mie piccole difficoltà quotidiane, un ammonimento a ringraziare quotidianamente Iddio per poter normalmente camminare, parlare, muovere le mani. Così poco? Ecco il grande insegnamento di Gaetano: tutto quello che quotidianamente consideriamo "normale", sono invece doni meravigliosi che dovremmo apprezzare molto di più. Il destino ha voluto togliere a Gaetano questi doni lasciandogli però intatta la voglia di vivere fino alla fine dei suoi giorni.

Grazie Gaetano! Grazie per quanto hai dato a me durante la tua vita "normale", ma soprattutto grazie per quanto mi hai donato durante la tua malattia. Sono sicuro che ora, senza più sofferenza, qualcuno ti starà chiedendo di dargli una mano a dirigere il traffico degli angeli, a preparare una pizza o una grigliata per gli ospiti del paradiso, e, perchè no, a portare un po' di gioia anche ai tanti bambini che prima di te sono volati in cielo.

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