di Salvatore Sorrentino - Ho letto l'articolo su Il Vescovado, riguardante le condizioni della cosiddetta Via Zia Marta; lo condivido pienamente e ritengo che meriti una conferma e qualche integrazione.
Ormai questa via comunale è divenuta una zona intensamente abitata di Ravello. Per conseguenza, specie in tempi di IMU, apporta alle casse comunali entrate consistenti, comunque almeno come le altre zone del comune. Non gode, però, dei medesimi benefici, dei medesimi servizi, della medesima sicurezza pubblica. E dire che, in questa via, vivono tanti bambini, tante famiglie giovani, bisognose di igiene, di sicurezza e di servizi per i propri figli.
Eppure è pressoché abbandonata o, almeno, non è trattata alla stessa maniera delle altre, pur di periferia.
Non voglio parlare della fognatura a servizio delle abitazioni che si trovano a valle della via; esse ne sentono solo il cattivo odore.
Non voglio parlare dello spazzamento della strada, molto frequentata non solo dagli abitanti della zona.
Voglio, però, parlare dei bambini, i quali non possono fruire del servizio di trasporto scolastico: devono arrivare alla curva cosiddetta di Sant'Aniello, per poter entrare in un pullman, sia esso pubblico o di servizio scolastico. E invito a riflettere su tutte le discese dei valloni che sfociano su detta strada, che, quando piove, anche solo normalmente, diventa un pantano, e peggio.
Non voglio tediare.
Quel che ora maggiormente preme a queste famiglie è un fatto doloroso, antigienico, diseducativo, ... inquietante. Questa via, non essendo illuminata, è rimasta l'unico rifugio delle coppiette, e degli accoppiamenti con prostitute, che permette una certa privacy, per fare i propri porci comodi.
A cominciare dalla mattina, chi esce di casa, e soprattutto i bambini, devono trovare e, spesso, toccare, quando non sono accompagnati, un numero considerevole di preservativi. Non solo; quel che è più grave, e quanto mai pericoloso per la salute, questi bambini trovano siringhe semplicemente pericolose. Ce ne sono ogni mattina!
Senza contare cartoncini per pizze, bottiglie di birra, di bibite varie, di vino, talvolta anche di spumanti e di champagne, ovviamente vuote e ... pur sempre pericolose, specie per le ruote delle auto.
A sera, poi, macchine che si muovono, che ballano la danza trivigiana di boccacciana memoria (Decameron, giornata VIII, novella VIII), che mandano cigolii, gemiti, se non guaiti, lungo una strada fortemente frequentata dai cittadini (... e dalle cittadine, ... e dai bambini, ... e dalle bambine), che tornano a casa. Come ovviare a questi pericoli e indecenze? Come uscire da questa grave situazione?
La risposta è delle più semplici, e delle più doverose; lo dico quale esperto della pubblica amministrazione: occorre subito realizzare l'impianto di pubblica illuminazione.
Basterebbe non solo per aiutare bambini, mamme, giovanette e cittadini tutti a camminare, nelle ore serali, con maggiore facilità e sicurezza, ma anche ad allontanare automaticamente drogati, coppiette di contrabbando e, perché no? malintenzionati, e a dare a tutti, anche a coloro che vi passano per caso o per semplice necessità, maggiore, pardon, normale sicurezza nel percorrerla.
Addirittura esistono già i tubi interrati; occorrerebbe solo piazzare dei paletti, inserire i cavi elettrici e le lampade e i problemi sarebbero risolti.
Si dice che non ci sono soldi!
È la solita storia. Quella di tutte le amministrazioni che si sono succedute dagli anni ottanta del secolo scorso, epoca in cui la strada fu costruita.
Ma, signor Sindaco, signori Amministratori tutti, signori dell'UTC, i soldi che il Comune ha presi dal condono delle numerose costruzioni abusive di questa zona, per legge, non dovrebbero servire proprio a finanziare queste opere?