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Attualità

Questa Università che sta morendo, il caso Zeviani

Scritto da (Redazione), domenica 13 maggio 2012 10:27:26

Ultimo aggiornamento martedì 15 maggio 2012 08:01:08

di Michele Ingenito - Le Università italiane lo bocciano? E gli Inglesi se lo portano a Cambridge/UK, dove sostituirà in cattedra un Premio Nobel addirittura!

Pazzesco? Assurdo? Incredibile? No, un tipico caso all'italiana. Chi ci guadagnerà? Gli altri, naturalmente. L'Inghilterra nel caso specifico.

Ciò che non è riuscito a compiere in tanti anni tra i corridoi sempre complici e mafiosi di noti atenei nostrani, lo ha risolto in meno di 24 ore in una delle sedi universitarie più prestigiose in assoluto nel mondo: Cambridge.

Sia pure a 56 anni, il neurologo milanese Zeviani da una parte consolida la propria fama di studioso e di ricercatore di livello mondiale nel settore della neurologia e della neuro genetica in particolare, dall'altra si toglie definitivamente dalle scatole del regno degli intoccabili, i discendenti, nonché eredi per diritto spermatozoico dei padri-padroni della medicina italiana. Alla faccia del rinnovamento!

E' di queste ore la decisione del governo-Monti, su imbeccata provvidenziale della tosta ministra Fornero, di riservare un paio di miliardi di euro alle famiglie povere del Mezzogiorno e dei giovani soprattutto. In questo caso non di quelli ignoranti, che non hanno potuto studiare. Ma di quegli infiniti laureati a spasso, sulla base delle loro specifiche competenze.

Finalmente! Qualcuno comincia a ragionare all'americana in base alla efficacissima tesi americana dell'uomo giusto al posto giusto; sia pure, date le circostanze, per elemosina e carità.

A questo punto, non è giunta l'ora, signor Presidente del Consiglio, di cogliere l'occasione per fare una bella retata tra i tanti ingiustificati occupanti di cattedre universitarie delicatissime, come quelle di medicina, ad esempio, o di altre discipline di tipo scientifico soprattutto, per verificarne le capacità reale e la fondatezza logica a fronte di infiniti, vuoti e, quindi, falsi paroloni che hanno fatto solo ridondanza nei verbali concorsuali degli ultimi dieci anni che li riguardano?

A partire dalla legge-Zecchino del 2000 applicata in maniera infame, ripetutamente, nei cosiddetti concorsi locali?

Il caso-Zeviani è ormai alla ribalta della cronaca nazionale. E' sufficiente collegarsi ad Internet per verificare i particolari dell'ennesima figuraccia internazional-accademica nostrana.

Del resto, in un paese dominato dai tanti Trota&lode, cosa volete che gliene importi ai potenti blasonati delle caste nostrane di uno Zeviani esportato oltre Manica!

Quale sarà la qualità dei futuri medici italiani che, nell'impossibilità di superare il 'test' di ingresso nel Paese di origine, se ne vanno tranquillamente a Tirana (ALBANIA) per conseguire lì la tanto agognata laurea in medicina, ufficialmente sede distaccata dell'Università di Tor Vergata? Fatta la legge, trovato l'inganno! I figli di papà medici stiano pure tranquilli. Il passa parola della casta ha trovato il trucco ufficiale per una formazione albanese in vista di una futura cattedra italiana-doc.

La cosa che fa ridere di più è in questo paese un po' troppo medioevale al negativo è la convinzione profonda che una cattedra universitaria sia un biglietto di visita irrinunciabile per i figli di papà. L'elenco delle dinastie nazionali è così lungo da infastidire, ormai, chi pure non ne può più di nepotismi elevati al quadrato. Ormai c'è di tutto. Drogati inclusi.

Di Trota in cattedra ce ne sono a bizzeffe, come si sa. Perché prendersela, allora (si fa per dire), con il povero rampollo-Bossi se, alla fin fine, si è solo accontentato di una laurea fantasma, limpida come il Kristal, conseguita, perfino a sua insaputa, in quel di Tirana (ALBANIA), per meglio giustificare un seggio nel consiglio regionale della Lombardia? Medioevo più, Medioevo meno, siamo alle solite. Dal papà-barone, figlio-barone.

"L'università sta morendo? Manderemo i nostri figli a studiare all'estero? Diventeremo una colonia culturale?" Domande impietose che, giorno dopo giorno, riecheggiano spaventose alle nostre orecchie.

Parole che un formidabile e intramontabile Maestro del pensiero moderno, tra i padri in assoluto dell'Anglistica italiana contemporanea, Fernando Ferrara, si poneva anni fa: lucidamente, criticamente; oscura profezia di un tempo che fu, che - purtroppo - è, che forse e ancora a lungo sarà in cotanta accademia italiana: ieri come oggi, oggi come domani. Per non trovare insoddisfatti il nulla prima di diventare nulla.

Siamo, perciò, estremamente grati al direttore di questo giornale se vorrà pubblicare una testimonianza autorevole di Fernando Ferrara sul problema-università degli anni '70; una testimonianza storicamente antica, eppure spaventosamente attuale, nel segno dei grandi maestri che pure questo Paese vanta, nella sua superiore e ineguagliabile tradizione di cultura e civiltà.

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