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In nome del lettore sovrano

Scritto da Antonio Schiavo (Redazione), martedì 24 aprile 2012 13.12.46

Ultimo aggiornamento giovedì 26 aprile 2012 11.19.21

di Antonio Schiavo - "Il giornalismo è il luogo ove uno passa la vita a parlare di cose che ignora e a tacere le cose che sa".

Mi è tornato in mente questo aforisma dello scrittore austriaco Karl Kraus, presentatomi durante il primo giorno della borsa di studio vinta alla RAI mentre leggevo, da osservatore lontano e purtroppo disincantato, l'ennesima polemica scoppiata sul Ravello Festival 2012.

Il caso è (sarebbe) noto: il programma primaverile prevedeva il concerto all'Auditorium del violoncellista Enrico Dindo e dei Solisti di Pavia.

"Successo per il concerto di Enrico Dindo" (titolo de Il Vescovado); "Flop del concerto di Dindo" (titolo di Positano News) che si premura, però, di avvertire che sta pubblicando (forse prima della necessaria verifica n.d.r.), una nota pervenuta in Redazione.

Così, su un fatto che non dovrebbe dar luogo a contestazioni, si sono espressi, antiteticamente, i due più importanti quotidiani on line della Costiera.

Chi dice il vero, sempre se alle nostre latitudini questa categoria dello spirito e della morale abbia ancora un senso?

Nessuno, penso, possa mettere in discussione il valore artistico del musicista piemontese e quindi non entro in valutazioni che esulerebbero dalla mia misera (a dispetto del corredo cromosomico personale) competenza in materia.

Mi limito a fare solo alcune osservazioni di carattere generale.

1) Come si misura il successo di uno spettacolo o di un concerto? Normalmente un paramento significativo considera il numero degli spettatori,meglio se competenti, la qualità della performance e i pareri della critica.

In questo caso, assodata la bravura dei musicisti, sembra che di spettatori paganti ce ne fossero davvero pochini.

A riempire, nemmeno completamente, le sedie dell'Auditorium pare fossero stati "precettati", con un invito a cui non si poteva rinunciare, ospiti di alberghi, elevati anche al rango di critici soddisfatti e plaudenti. E vorrei vedere che fossero stati pure incazzati!!

2) La scarsa partecipazione è stata determinata dalla poca promozione dell'evento? Dalla concomitanza con altri concerti? Dai biglietti troppo cari?

Allora ci si dovrebbe interrogare sulle capacità di pianificazione, in capo ai Responsabili del Ravello Festival a cominciare dal Direttore Artistico, che evitino inopinate coincidenze e sovrapposizioni. O sulla attitudine ad impostare una campagna informativa e promozionale che non sia lasciata al caso ma sia affidata a professionisti adeguati alla sbandierata importanza delle manifestazioni.

3) Attenzione, poi, al rischio (sempre dietro l'angolo) di costruire il programma del Festival non in base ad un equilibrato mix di generi e di scelte compatibili con le attese dell'utenza e con la specificità culturale di Ravello ma subordinandolo e chiudendolo in "pacchetti" preconfezionati per favorire questa o quella conventicola dei soliti amici degli amici.

Di tutto questo, ritengo, che i giornali della zona dovrebbero occuparsi per fare in modo che "i fatti" (anche nella loro crudezza ed evidenza) tornino ad essere al centro della notizia.

Si ha, invece, l'impressione che, a volte, dietro la notizia, il commento, l'editoriale ci sia o un partito preso aprioristico e preconcetto o, peggio, l'atteggiamento (non si sa quanto involontario) del megafono per conto terzi.

Così però va a farsi benedire la funzione principale dei media (tradizionali e new) quella, cioè, fornire un'informazione corretta, trasparente ed imparziale destinata ad un pubblico di fruitori maturi che non hanno bisogno di pillole indorate o di strumentalizzazioni non richieste.

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